La mattina di giovedì 18 giugno ha portato il caos nella capitale russa. Droni ucraini hanno colpito la raffineria di petrolio di Mosca, nel distretto sud-orientale di Kapotnya, provocando enormi colonne di fumo nero che si sono innalzate nel cielo.

I video diffusi online hanno mostrato numerosi incendi divampare all’interno dell’impianto, con esplosioni udibili nell’area circostante. I residenti hanno riferito di aver sentito forti detonazioni e di aver assistito agli effetti visibili dell’attacco, che ha messo apertamente in discussione il mito ormai consolidato dell’inviolabilità di Mosca.

Le difese aeree sembrano aver fallito completamente. Inoltre, è emerso chiaramente che i cittadini di Mosca non dispongono di istruzioni su come mettersi al riparo in caso di attacchi aerei.

I cittadini russi comuni non comprendono cosa stia accadendo. Si chiedono dove rifugiarsi e come proteggersi, mentre Vladimir Putin, ben protetto, continua a rifiutarsi di ammettere che sia arrivato il momento di negoziare la fine della guerra. Nel frattempo, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha partecipato al Consiglio europeo di Bruxelles.

Colpito il cuore energetico della Russia

L’attacco ha rappresentato il secondo colpo contro la raffineria nella stessa settimana, dopo un raid di martedì (16 giugno) che aveva già interrotto le operazioni.

Situato a soli 15 chilometri dal Cremlino e di proprietà di Gazprom Neft, l’impianto raffina oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio all’anno. Fornisce fino al 40% del fabbisogno di carburante di Mosca e circa il 70% della benzina consumata nella capitale e nella regione circostante. I danni a questa struttura hanno conseguenze che vanno ben oltre l’area immediatamente colpita, aggravando la crescente crisi del carburante in Russia.

Le autorità russe, tra cui il sindaco di Mosca Sergej Sobjanin, hanno affermato che le difese aeree hanno abbattuto la maggior parte dei droni in arrivo, indicando cifre comprese tra 137 e 180 velivoli durante gli attacchi notturni e mattutini. Nonostante queste dichiarazioni, diversi droni hanno raggiunto i loro obiettivi. I detriti dei droni intercettati hanno danneggiato un edificio del grande centro commerciale Sadovod, uno dei mercati e poli dell’elettronica più importanti della città. Non sono state segnalate vittime, ma l’episodio ha contribuito ad aumentare la percezione di vulnerabilità.

Il traffico è stato bloccato sulla tangenziale di Mosca nei pressi della raffineria. Nella più ampia regione moscovita, secondo il governatore regionale Andrej Vorobjov, un edificio residenziale di grandi dimensioni, un impianto industriale e alcune abitazioni private hanno riportato danni.

Un condominio nella città di Žukovskij è stato colpito, provocando evacuazioni. L’aeroporto internazionale Šeremet’evo, il più trafficato di Mosca, ha temporaneamente sospeso i voli ed evacuato i passeggeri, alcuni dei quali hanno trovato riparo nei parcheggi.

Più lontano, l’attività dei droni ucraini è proseguita in diverse zone della Russia. Nella regione di Rostov, gli attacchi avrebbero causato una vittima, diversi feriti e incendi in strutture commerciali, tra cui quello che alcuni canali di monitoraggio hanno identificato come un deposito petrolifero a Gukovo. La Russia ha dichiarato di aver intercettato e distrutto centinaia di droni ucraini in diverse regioni durante la notte, anche se la verifica indipendente di tali numeri rimane limitata.

L’Ucraina non ha rivendicato ufficialmente la responsabilità degli attacchi su Mosca, in linea con il proprio approccio strategico alle operazioni a lungo raggio. Tuttavia, il presidente Volodymyr Zelensky ha sottolineato il successo delle capacità ucraine di colpire in profondità il territorio russo, ricordando che la raffineria si trova a circa 500 chilometri dal territorio ucraino, e ha elogiato le Forze di difesa per la pressione costante esercitata.

Questa nuova ondata di attacchi arriva mentre la Russia continua i propri bombardamenti contro l’Ucraina. Kyiv ha subito il secondo attacco missilistico balistico della settimana, mentre le autorità di Sumy hanno segnalato la morte di un civile in seguito a un attacco con drone.

A Enerhodar, dove vivono molti dipendenti della centrale nucleare di Zaporižžja controllata dalla Russia, una persona è stata uccisa. Russia e Ucraina negano entrambe di colpire deliberatamente i civili, ma le vittime civili continuano su entrambi i lati del confine.

Lo stallo diplomatico continua mentre cambiano le realtà sul campo di battaglia

Mentre la campagna di droni evidenzia la crescente capacità dell’Ucraina di colpire in profondità il territorio russo, la diplomazia internazionale mostra progressi limitati verso la pace.

I leader dell’Unione europea si sono riuniti a Bruxelles per un vertice del Consiglio europeo con la partecipazione prevista di Zelensky. Come al recente vertice del G7 a Évian, le discussioni hanno evidenziato il continuo sostegno a Kyiv, ma anche le complesse dinamiche che coinvolgono le principali potenze mondiali.

Il Segretario generale della NATO Mark Rutte ha descritto un quadro drammatico delle perdite russe. Secondo lui, la Russia subisce tra 30.000 e 35.000 soldati uccisi o gravemente feriti ogni mese in Ucraina, una cifra equivalente alle perdite complessive dell’Unione Sovietica in Afghanistan nell’arco di un decennio, concentrate però in sole tre settimane. Rutte ha osservato che l’avanzata russa ha rallentato, senza grandi sfondamenti, creando un equilibrio tattico che potrebbe rafforzare la posizione ucraina in eventuali futuri negoziati.

“Per ballare il tango servono due persone”, ha dichiarato Rutte. “Il presidente ucraino è pronto a sedersi al tavolo dei negoziati, ma il presidente russo Putin finora non lo è stato”. Ha indicato gli Stati Uniti, e in particolare la leadership americana entrante o comunque influente, come potenzialmente decisivi per rompere lo stallo. I riferimenti agli sforzi coordinati che coinvolgerebbero figure vicine a Donald Trump hanno evidenziato le speranze di un nuovo impulso diplomatico.

Ma i soldati morti rappresentano una minaccia minore rispetto a quelli che sopravvivono. Zelensky ha dichiarato che Putin teme che un milione di soldati rientrati dal fronte possano rivolgergli una domanda semplice: “Perché ci hai mandato a combattere?”

Oltre alle perdite immediate, il conflitto sta alimentando innovazioni tecnologiche e difensive. I droni sono diventati una caratteristica distintiva della guerra, spingendo la NATO ad accelerare le proprie iniziative contro questa minaccia.

Le immagini di Mosca in fiamme – serbatoi di petrolio incendiati e fumo visibile in tutta la città – rappresentano più di semplici successi tattici per l’Ucraina. Simboleggiano l’estensione del conflitto e l’aumento dei costi per la Russia. Mentre le carenze di carburante si aggravano e i civili di entrambi i Paesi cercano riparo da droni e missili, cresce la pressione per una soluzione che finora è sfuggita ai leader politici.

Putin rimane protetto e silenzioso, ma la realtà sul terreno e nei cieli suggerisce che mantenere indefinitamente il conflitto comporti rischi sempre maggiori per la Russia.

Le prossime settimane, incluso il futuro vertice NATO ad Ankara, metteranno alla prova la capacità dell’Alleanza di trasformare gli impegni politici in capacità effettive contro la minaccia dei droni e le più ampie sfide alla sicurezza.

Per ora, gli incendi di Kapotnya rappresentano un promemoria evidente: le conseguenze della guerra non sono più confinate ai lontani campi di battaglia. I cittadini comuni di Mosca, come le loro controparti ucraine, si chiedono per quanto tempo ancora questa situazione potrà continuare prima che seri negoziati diventino inevitabili.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

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